Tari in aumento per molti comuni

Tari in aumento per molti comuni

Dopo una prolungata chiusura forzata, nella migliore delle ipotesi soggetta ad un singhiozzante apri e chiudi, dovuta alla diminuzione o all'aumento dei contagi, le attività commerciali si troveranno a dover pagare una Tari sempre più alta. Situazione paradossale, se si pensa che la chiusura delle attività ha portata ad un'ovvia e significativa diminuzione nella produzione dei rifiuti.

L'aumento della Tari coinvolgerebbe quasi il 60% dei comuni, stando ad un'analisi effettuata dall'Osservatorio Tasse locali di Confcommercio: circa l'80% dei 110 capoluoghi di provincia e città metropolitane prese in considerazione non ha ancora definito questo nuovo metodo, mentre nei comuni che lo hanno recepito (circa il 21%), si è verificato un aumento medio del +3,8% sul costo della Tari, in oltre metà dei casi (ovvero il 58%).

A fronte dei circa 5 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti in meno, rispetto al 2019, il costo della Tari 2020 raggiunge il picco degli ultimi dieci anni, in cui si è visto costantemente in salita, raggiungendo la cifra record di 9,73 miliardi. Anche a seguito dell'incremento, le categorie più tassate sono quelle ortofrutticole, dei fiorai, e quelle di pub, ristoranti e pizzerie, che sono quelle più colpite dalle chiusure per far fronte all'emergenza Covid.

Nell'analisi dell'Osservatorio di Confcommercio sono coinvolte le delibere e i regolamenti di tutti i comuni capoluoghi di provincia oltre a più di 2.000 altri Comuni di piccole e medie dimensioni. Si è così registrata quella che a tutti gli effetti è un'ulteriore penalizzazione delle "imprese del terziario, già duramente colpite dagli effetti della pandemia, con costi che restano ancora troppo alti e sproporzionati a fronte dei quali, peraltro, non corrisponde un'efficiente gestione dei servizi resi dagli enti locali". In questo modo si infrange anche l'indicazione europea "chi inquina paga".

Tra le varie criticità troviamo l'assenza cronica di impianti, che porta ad una maggiorazione dei costi per lo smaltimento dei rifiuti da parte dei Comuni. L'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) aveva stabilito, proprio nel corso del 2020, la necessità di adottare un nuovo metodo tariffario, in riferimento al principio "chi inquina paga", in modo da commisurare i costi Tari per l'utente in base all'effettiva produzione di quest'ultimo di rifiuti. Le imprese sarebbero più che disposte a pagare il giusto, per un servizio che si riflette anche sul benessere dell'ambiente, ma non a farsi carico di costi maggiorati senza alcuna reale motivazione. Soprattutto in questo periodo di emergenza, che non sembra poter chiudersi in un breve lasso di tempo.


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