Maxi truffa alle pubbliche amministrazioni abruzzesi: 11 indagati per fideiussioni false

Maxi truffa alle pubbliche amministrazioni abruzzesi: 11 indagati per fideiussioni false

Una delle #frodi più ingegnose e pericolose degli ultimi anni ai danni delle #pubbliche mministrazioni italiane è venuta alla luce, coinvolgendo enti pubblici di rilievo come la Regione #Abruzzo, i Comuni di Pescara, Montesilvano, Sulmona e Villalago, e persino il #tribunale di Pescara. Al centro della vicenda c’è la #Mia Mutua Assicurazione integrativa, una società di mutuo soccorso che, secondo la procura e la #GuardiadiFinanza di Roma, non avrebbe mai avuto titolo a emettere garanzie. Il meccanismo truffaldino ha permesso di produrre fideiussioni false per oltre 25 milioni di euro, documenti indispensabili per ottenere lavori e forniture statali, generando guadagni illeciti stimati in 2,8 milioni di euro.

Gli indagati, undici persone con base a Napoli e collaboratori sparsi tra Roma e Pescara, hanno costruito una cortina di credibilità quasi perfetta. Brandivano una sentenza della Cassazione come lasciapassare e utilizzavano simboli della Repubblica italiana e sigilli ministeriali per dare un’apparenza di legalità a polizze inesistenti. Tra loro, un promotore finanziario pescarese di 55 anni, coinvolto in numerose operazioni, ha avuto un ruolo chiave, pur operando «all’esterno della struttura sociale», secondo il giudice.

Le truffe documentate spaziano da piccole somme a fideiussioni milionarie. Il 1° luglio 2022, quattro polizze false per un totale di 713.162 euro furono emesse a favore della sezione fallimentare del tribunale di Pescara. Il 14 novembre dello stesso anno, a cadere nella rete fu la Regione Abruzzo con una garanzia di 124.320 euro. Nel febbraio 2023, il Comune di Pescara subì una fideiussione fittizia da 222.847 euro. Tra le operazioni più note figura quella del 26 settembre 2023 per il bando delle piscine Le Naiadi, con una polizza da 780.000 euro. Anche nei mesi successivi, altre garanzie fasulle hanno colpito la Regione Abruzzo e Comuni come Montesilvano, Sulmona e Villalago.

Secondo l’ordinanza del giudice Giuseppe Boccarrato, l’impianto criminale si reggeva su due pilastri: un inganno contabile, con un “tesoro fantasma” di 9,2 milioni di euro fittiziamente intestato a un factotum e attestato da documenti contraffatti, e una manipolazione giuridica che sfruttava la sentenza della Cassazione per legittimare fideiussioni emesse da un ente che per legge non può operare come assicuratore.

Al vertice dell’organizzazione c’era Stefano Russo, napoletano con precedenti per reati contro il patrimonio e associazione a delinquere, che gestiva personalmente i flussi di denaro, intascando 1,4 milioni di euro, parte dei quali spesi per beni di lusso. Accanto a lui i consiglieri Roberto Moccardi e suo figlio Christian, veri promotori e organizzatori delle operazioni. Il promotore pescarese, pur collaborando attivamente, ha dichiarato di aver creduto alla liceità delle operazioni, ingannato dalla sentenza e dalle rassicurazioni ricevute, ma dalle carte emerge la sua piena operatività e il profitto illecito di oltre 41.000 euro.

L’inchiesta si è conclusa con un arresto in carcere, uno ai domiciliari e due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Un caso emblematico che mette in luce non solo l’abilità dei truffatori nel manipolare la percezione di legalità, ma anche le vulnerabilità del sistema degli appalti pubblici, e che segna un monito chiaro: la trasparenza e i controlli stringenti restano strumenti fondamentali per difendere il patrimonio pubblico.

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