La difficile situazione degli asili nido in Italia

La difficile situazione degli asili nido in Italia

Nonostante quanto decretato dal Consiglio europeo nel 2020,lo stato avrebbe da anni dovuto sistemare quella che ancora ad oggi è unasituazione difficile nelle scuole dell'infanzia. Molti bambini non riesconoinfatti trovare posto in un asilopubblico, nonostante il decreto del Consiglio europeo che spingeva gliStati membri a creare posti nelle strutture pubbliche per almeno il 33% delnumero totale di bambini al di sotto dei tre anni di ogni Paese. Unapercentuale che si doveva raggiungere nel 2010.

Eppure è ancoraspesso difficile iscrivere il proprio bambino in un asilo pubblico, inparticolare al sud rispetto al nord, in cui comunque la situazione non è rosea.I dati raccolti dall'Istat rivelanoche nell'anno 2018/2019, le poco più di tredicimila strutture avevano un totaledi 355.829 posti autorizzati negli asilo nido italiani. La maggior parte di talistrutture si trovano appunto al nord o nelle grandi città. La percentuale dibambini tra gli 0 e i 3 anni che hanno trovato posto nel nell'anno scolastico 2017/2018è stata pari al solo 24,7%. Numero ancora molto inferiore a quanto richiestodall'Europa, soprattutto considerando che solo il 51% delle scuole dell'infanziadi riferimento sono pubbliche.

Dati sconcertanti, che spesso portano a duri contraccolpiper le famiglie, soprattutto le più giovani, costringendo uno dei genitori (ingenere la madre) a casa e all'impossibilità di trovare un posto di lavoro. Lastrutture private sono decisive per il raggiungimento del valore di coperturarichiesto dell'Europa, facendo però aumentare notevolmente il costo per lefamiglie.
L'offerta educativa per la prima infanzia, in Italia,coinvolge per circa l'80% gli asili nido tradizionali, con un ulteriore 10%nelle "sezioni primavera" (che accolgono bambini tra i 2 e i 3 anni) ecirca il 2% di posti all'interno dei nidi aziendali.

La media nazionale riguardante la quota Comuni che offrono servizi educativi dell'infanzia siattesta sul 58,3%, ma con una palese disuguaglianza in base all'areageografica:
- 89,4% al Nord-est

- 59,1% al Nord-ovest
- 54,3% al Centro
- 47,2% al Sud
- 33,8% nelle Isole 33,8%

Nel 2017, la spesadei Comuni per i servizi educativi ammontava a circa 1 miliardo e 461 milionidi euro, circa il 20% della quale è stata rimborsata dalle famiglie, comecompartecipazione degli utenti. Il costo per le famiglie, anche nelle strutturepubbliche è un altro punto di crisi, con una spesa attestata intorno ai 2.000per ogni famiglia, sempre nel 2017.

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