Servizio civile nei Comuni quando la formazione dei giovani diventa una risorsa per la PA

Servizio civile nei Comuni quando la formazione dei giovani diventa una risorsa per la PA

Per un #Comune il #Serviziocivile non significa soltanto accogliere #giovani #volontari e affiancarli alle attività degli #uffici. Può diventare anche un modo per far conoscere ai ragazzi il funzionamento della #Pubblicaamministrazione, formarli sul campo e creare un primo ponte tra il mondo dei giovani e quello dei servizi pubblici.

È anche da questa prospetiva che si può leggere l'avvio, il 18 settembre 2026, dei nuovi progetti di Servizio civile universale del Network SCANCI.IT, la rete coordinata da Anci e dalle Anci regionali di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Liguria, Lombardia, Marche, Umbria, Abruzzo, Sicilia e Sardegna.

I numeri raccontano un interesse tutt'altro che marginale. A fronte di 2.706 posizioni disponibili, sono arrivate 6.508 candidature, pari a circa 2,4 domande per ogni posto. La rete coinvolge complessivamente 1.468 Comuni ed enti.

Sono dati che interessano da vicino le amministrazioni locali perché mostrano quanto il Servizio civile possa rappresentare, per i Comuni, uno strumento attraverso cui intercettare giovani interessati a lavorare per il territorio e inserirli, seppure temporaneamente, all'interno della macchina amministrativa.

I progetti riguardano infatti ambiti molto diversi: cultura, educazione, servizi sociali, tutela ambientale e protezione civile. Non si tratta quindi di un'esperienza confinata a un unico settore, ma di un percorso che può portare i volontari a confrontarsi con attività e servizi che costituiscono una parte concreta della vita quotidiana di un'amministrazione comunale.

«L'esperienza di questi anni ci dice che il Servizio civile universale funziona: i ragazzi crescono, acquisiscono competenze ed esperienze significative e, nello stesso tempo, offrono un contributo concreto alle comunità», ha sottolineato Claudio Scajola, sindaco di Imperia e delegato Anci al Servizio civile e volontariato, intervenendo in occasione dell'avvio dei nuovi progetti.

Ed è proprio il tema delle competenze a rendere particolarmente interessante il Servizio civile per chi lavora nella PA. Ai volontari non viene infatti proposta soltanto un'esperienza operativa nei servizi comunali. Il percorso comprende formazione generale e specifica, orientamento al lavoro e, al termine dell'esperienza, la certificazione delle competenze acquisite.

Per un'amministrazione significa quindi poter inserire nei propri progetti giovani che non si limitano a svolgere un'attività, ma che vengono accompagnati attraverso un percorso strutturato di formazione e di conoscenza del funzionamento dei servizi.

C'è poi un elemento che potrebbe avere un peso ancora maggiore nelle scelte professionali dei giovani: la riserva del 15 per cento dei posti nei concorsi pubblici destinata a chi ha concluso senza demerito il Servizio civile universale.

È uno degli aspetti messi in evidenza dallo stesso Scajola, che ha definito la misura uno strumento utile sia per i giovani sia per i Comuni. Per chi aspira a entrare nella Pubblica amministrazione, infatti, il Servizio civile può diventare un'esperienza da aggiungere al proprio percorso professionale con una ricaduta concreta anche nell'accesso ai concorsi.

Il meccanismo crea così un collegamento interessante: il giovane entra nel Comune per fare un'esperienza, acquisisce competenze, conosce dall'interno i servizi pubblici e, successivamente, può presentarsi ai concorsi contando anche sulla riserva prevista dalla normativa.

Per le amministrazioni locali, invece, può rappresentare un'occasione per entrare in contatto con una generazione che spesso è difficile da intercettare e che potrebbe diventare, nel tempo, una parte del futuro capitale umano della PA.

Il tema non è secondario in un momento in cui molti enti devono fare i conti con il ricambio generazionale e con la necessità di rendere il lavoro pubblico più attrattivo per i giovani. Il Servizio civile non sostituisce naturalmente le procedure di reclutamento degli enti, ma può costituire uno spazio nel quale ragazze e ragazzi possono conoscere concretamente cosa significa lavorare per una comunità.

Anche i numeri nazionali danno la misura delle dimensioni del fenomeno. Il bando 2026 ha finanziato 65.964 posti per operatori volontari in Italia e all'estero, con uno stanziamento governativo di circa 450 milioni di euro.

«Non dobbiamo accontentarci», ha osservato Scajola, sottolineando la necessità di continuare ad ampliare il sistema e rendere più omogenea la partecipazione di giovani e Comuni sul territorio nazionale.

Per gli enti locali, dunque, la questione non riguarda soltanto quanti volontari riusciranno a inserire nei propri progetti. La domanda più interessante è un'altra: quanti di quei giovani, dopo aver conosciuto un Comune dall'interno, potrebbero scegliere la Pubblica amministrazione anche come prospettiva professionale?

È forse questo uno degli aspetti meno raccontati del Servizio civile universale. Dietro le oltre seimila candidature arrivate al Network SCANCI.IT non ci sono soltanto giovani alla ricerca di un'esperienza formativa. Ci sono potenziali futuri professionisti della PA che per la prima volta entrano in contatto diretto con gli uffici, i servizi e le persone che ogni giorno fanno funzionare le amministrazioni locali.

E per i Comuni, in una fase in cui attrarre nuove competenze è una delle sfide più importanti, può essere un'opportunità da guardare con particolare attenzione.

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