Avellino, 24-25 maggio: urne aperte tra sfide a tre, ritorni al voto e ombre nei piccoli comuni

Avellino, 24-25 maggio: urne aperte tra sfide a tre, ritorni al voto e ombre nei piccoli comuni

Più di centomila #elettori, tredici comuni, centotrentasei sezioni: sulla carta è una tornata #amministrativa come tante, ma quella del 24 e 25 maggio in provincia di #Avellino ha il sapore di un passaggio delicato, quasi di una resa dei conti tra passato e futuro, tra normalità amministrativa e ombre mai del tutto dissolte. Si vota per eleggere #sindaci e consigli comunali, certo, ma anche – in molti casi – per chiudere stagioni difficili fatte di commissariamenti, scioglimenti e tensioni politiche che hanno lasciato segni profondi nei territori.

Nel capoluogo Avellino la sfida è a tre e ha i contorni di un confronto simbolico: da un lato Nello Pizza, espressione del centrosinistra, dall’altro due figure che incarnano la storia recente della città, gli ex sindaci Laura Nargi e Gianluca Festa, oggi su fronti diversi ma entrambi portatori di un’eredità amministrativa ancora ingombrante. Qui, come ad Ariano Irpino, il #ballottaggio è un’ipotesi concreta, quasi attesa, segno di un elettorato frammentato e di equilibri politici tutt’altro che consolidati.

Ad Ariano, il copione si ripete con tre candidati e una competizione interna al Partito Democratico che si intreccia con la proposta del centrodestra: Roberto Cardinale e Carmine Grasso da una parte, Mario Ferrante dall’altra. Una competizione che non è solo politica, ma anche identitaria, in un territorio che cerca una direzione chiara.

Ma è uscendo dai centri maggiori che questa tornata elettorale rivela i suoi aspetti più sorprendenti – e in alcuni casi più problematici. Sei comuni tornano al voto dopo periodi di commissariamento, tentativi di ripartenza che si intrecciano con la necessità di ricostruire fiducia nelle istituzioni. In altri, come Calitri, Guardia dei Lombardi e San Mango sul Calore, la vera sfida non è tra candidati ma contro il quorum: un segnale silenzioso ma potente della disaffezione elettorale che attraversa i piccoli centri.

E poi c’è il caso di Sorbo Serpico, 537 abitanti e ben otto candidati sindaco, una cifra che più che vivacità democratica racconta una distorsione del sistema: solo due liste sono espressione reale del territorio, quella della sindaca uscente Maria Teresa Fontanella e quella dello sfidante Antonio De Pascale, mentre le altre nascono per aggirare le regole e ottenere benefici, trasformando il voto in un’occasione opportunistica più che in un esercizio democratico.

Non meno delicata è la situazione di Quindici, piccolo comune segnato da uno scioglimento per infiltrazioni camorristiche e ancora oggi al centro di tensioni giudiziarie e politiche. L’esclusione della lista dell’ex sindaco Eduardo Rubinaccio, coinvolto in un’inchiesta sulle false residenze, aggiunge un ulteriore livello di complessità a un contesto già fragile. Qui il voto non è solo scelta amministrativa, ma anche tentativo di voltare pagina in un territorio dove la presenza della criminalità organizzata ha inciso profondamente sulle istituzioni.

E proprio nel Vallo di Lauro, da decenni segnato dalla contrapposizione tra i clan Clan Cava e Clan Graziano, la competizione elettorale si carica di significati che vanno oltre la politica locale. I candidati rimasti in campo rappresentano, in modi diversi, storie personali e familiari che si intrecciano con le vicende più controverse del territorio, rendendo il voto un passaggio delicato anche sul piano simbolico.

In questo mosaico complesso, fatto di sfide politiche, anomalie e tentativi di riscatto, le elezioni amministrative in provincia di Avellino diventano qualcosa di più di una semplice consultazione locale: sono uno specchio delle fragilità e delle resistenze della democrazia nei territori, un banco di prova in cui si misura non solo la capacità di governare, ma anche quella di ricostruire fiducia, legalità e partecipazione.

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