Appalti pubblici, corsa agli affidamenti diretti: velocità senza controlli e rischio infiltrazioni

Appalti pubblici, corsa agli affidamenti diretti: velocità senza controlli e rischio infiltrazioni

C’è un punto, nei #conti pubblici italiani, in cui la velocità comincia a somigliare troppo alla scorciatoia. È lì che si inserisce l’allarme lanciato dall’Autorità Nazionale #Anticorruzione, che nella sua relazione annuale al Parlamento fotografa un sistema di #affidamenti pubblici sempre più sbilanciato verso la procedura più rapida – e più fragile: quella diretta.

A presentare il quadro, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stato il presidente dell’Anac Giuseppe #Busìa. E i numeri parlano con una chiarezza che non lascia spazio a interpretazioni rassicuranti: gli affidamenti diretti sono passati da poco più di 1.500 nel 2021 a quasi 14.000 nel 2025. Oggi rappresentano il 95% delle acquisizioni totali.

Non è solo una questione quantitativa. È la forma stessa di questa crescita a inquietare. Gli importi si concentrano sistematicamente appena sotto la soglia che obbligherebbe a indire una #garapubblica: tra i 135.000 e i 140.000 euro. Una linea invisibile, ma decisiva, che sembra diventata un obiettivo da sfiorare senza oltrepassare.

Il denaro attira, sempre

Dove scorrono fondi, si moltiplicano gli interessi. Nel 2025 il valore complessivo degli appalti pubblici ha sfiorato i 310 miliardi di euro, con oltre 20 miliardi legati al PNRR. Un fiume di risorse che attraversa territori e amministrazioni, attirando non solo imprese e professionisti, ma anche reti opache e organizzazioni criminali.

Le regioni con il maggior numero di affidamenti – Lazio e Lombardia in testa – coincidono anche con i poli amministrativi e finanziari più rilevanti del Paese. Ma il dato geografico conta fino a un certo punto: il rischio, sottolinea l’Anac, è diffuso e trasversale, e riguarda in particolare gli enti locali, spesso meno attrezzati sul piano dei controlli.

Corruzione: meno tangenti, più zone grigie

Il volto della corruzione cambia. Non sparisce, si adatta. Non è più soltanto la tangente esplicita, ma una rete più sottile di pratiche: consulenze fittizie, sponsorizzazioni ambigue, concorsi pilotati, fondi europei deviati. Una “costellazione di condotte”, la definisce Busìa, capace di insinuarsi nelle pieghe della burocrazia.

A rendere il quadro ancora più delicato contribuisce, secondo l’Anac, un indebolimento degli strumenti di contrasto. L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e il ridimensionamento del traffico di influenze illecite hanno lasciato “vuoti di tutela” che non sono stati compensati da un rafforzamento delle garanzie amministrative. Il risultato è un sistema più esposto, proprio mentre aumentano le risorse in gioco.

Fondi europei: occasione e bersaglio

C’è poi un altro dato che pesa: i casi di distrazione dei fondi dell’Unione europea sono cresciuti del 35% in un solo anno. Un segnale netto, che indica come le risorse comunitarie – pensate per sostenere sviluppo e coesione – stiano diventando anche un bersaglio privilegiato per frodi e irregolarità.

È il paradosso della crescita: più investimenti significano più opportunità, ma anche più vulnerabilità.

Centralizzare per difendere

Tra le possibili soluzioni, l’Anac indica una direzione chiara: rafforzare le stazioni uniche appaltanti e favorire forme di acquisto aggregato, anche a livello europeo. L’idea è semplice quanto ambiziosa: concentrare competenze e controlli per ridurre la frammentazione e aumentare la trasparenza.

In parallelo, si guarda al recepimento della direttiva europea anticorruzione come a un’occasione per rimettere mano a un sistema normativo che oggi appare sbilanciato.

Una questione di equilibrio

La pubblica amministrazione ha bisogno di essere veloce. Ma la velocità, quando diventa regola assoluta, rischia di erodere le garanzie. Gli affidamenti diretti nascono per semplificare, non per sostituire il principio di concorrenza.

Il punto, allora, non è eliminare lo strumento, ma riportarlo dentro un equilibrio: tra efficienza e controllo, tra rapidità e trasparenza. Perché è proprio in quell’equilibrio che si decide la qualità – e la credibilità – della spesa pubblica.

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