Formazione nella PA: esenzione IVA per i corsi destinati al personale

Formazione nella PA: esenzione IVA per i corsi destinati al personale

Quando un ente pubblico investe sulla #sicurezza, non acquista soltanto strumenti: compra competenze, responsabilità, capacità di intervenire. È su questo terreno che si inserisce un chiarimento importante dell’Agenzia delle Entrate, destinato ad avere effetti concreti sui #bilanci e sulle scelte operative delle amministrazioni.

Il punto di partenza è semplice, ma tutt’altro che banale. Un piccolo #Comune italiano decide di rinnovare le dotazioni della Polizia Locale: distanziatori telescopici, spray anti-aggressione, strumenti di autotutela. Ma la legge non si ferma all’acquisto. Impone un passaggio ulteriore: la formazione obbligatoria degli agenti per l’utilizzo corretto e professionale di queste attrezzature.

Ed è qui che entra in gioco il nodo fiscale. Il Comune che paga un corso di #addestramento deve applicare l’#IVA al 22% oppure può beneficiare di un’esenzione?

La risposta arriva con la “Risposta n. 79/2026” dell’Agenzia delle Entrate, che chiarisce un aspetto spesso sottovalutato ma decisivo: quando il committente è un ente pubblico e la formazione è destinata al proprio personale, il trattamento fiscale cambia radicalmente.

Per capire perché, bisogna partire dal quadro normativo. In generale, l’esenzione IVA per la didattica è prevista dall’articolo 10 del D.P.R. 633/1972, ma è legata a requisiti specifici, come il riconoscimento dell’ente che eroga il corso. Tuttavia, esiste una norma speciale — l’articolo 14, comma 10, della legge 537/1993 — che introduce un principio più ampio: i pagamenti effettuati dagli enti pubblici per la formazione del proprio personale sono, in ogni caso, esenti da IVA.

È una distinzione fondamentale. Non conta tanto chi organizza il corso, ma per chi e per quale finalità viene svolto.

L’Agenzia delle Entrate lo esplicita chiaramente: l’esenzione serve a evitare che il peso fiscale limiti la capacità dello Stato e degli enti locali di investire in settori strategici, come l’aggiornamento professionale. In altre parole, formare il personale pubblico non è una spesa qualunque, ma una funzione essenziale.

Nel caso specifico della Polizia Locale, il chiarimento è ancora più netto. I corsi di addestramento al tiro o all’uso di dispositivi di autotutela — come lo spray OC — non sono attività opzionali, ma obblighi previsti dalla normativa sulla sicurezza. Il riferimento è al D.Lgs. 81/2008, che impone una formazione adeguata per tutte le attività che comportano rischi, oltre alle disposizioni regionali che regolano l’assegnazione di armi e strumenti operativi.

Questo elemento rafforza ulteriormente la posizione dell’esenzione: se la formazione è obbligatoria e funzionale allo svolgimento del servizio, allora il pagamento effettuato dall’ente pubblico rientra pienamente tra le prestazioni esenti da IVA.

Il risultato, sul piano pratico, è tutt’altro che marginale. Per i Comuni significa poter ridurre i costi e destinare più risorse alla qualità della formazione o all’acquisto di ulteriori strumenti. Per le società che erogano i corsi, invece, cambia il modo di fatturare e di impostare l’offerta.

Ma soprattutto, il chiarimento segna un principio più ampio: quando è in gioco la preparazione di chi garantisce sicurezza e servizi ai cittadini, il sistema fiscale si adatta. Non per fare sconti, ma per non ostacolare ciò che è necessario.

In questo equilibrio tra regole e funzione pubblica, l’IVA non scompare: semplicemente, fa un passo indietro.

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