Enti pubblici, energia fuori dai limiti di spesa: la scelta della Ragioneria

Enti pubblici, energia fuori dai limiti di spesa: la scelta della Ragioneria

La macchina pubblica rallenta raramente. Ma quando lo fa, di solito c’è un motivo preciso: qualcosa, fuori dai confini amministrativi, sta cambiando le regole del gioco.

È il caso della decisione della #Ragioneria generale dello Stato, che con una circolare indirizzata alla Presidenza del Consiglio e ai ministeri ha scelto di sospendere — almeno in parte — uno dei principi cardine della #gestionepubblica degli ultimi anni: la spending review. Non tutta, certo. Ma una voce cruciale sì: quella dell’#energia.

Alla base c’è un contesto internazionale che pesa come un macigno. Il #conflitto in #MedioOriente, aggravato dalle tensioni legate alla guerra in Iran, continua a spingere verso l’alto i prezzi delle #materieprime #energetiche. Un effetto a catena che si riversa direttamente sui #bilanci pubblici, rendendo sempre più difficile rispettare i limiti di spesa previsti per legge.

Per questo, nella circolare, la Ragioneria mette nero su bianco una scelta chiara: per il 2026, i costi legati ai consumi energetici — energia elettrica, gas, carburanti, combustibili — non rientreranno nei tetti fissati per l’acquisto di beni e servizi. Una deroga significativa rispetto a quanto stabilito dall’articolo 1, comma 591, della legge n. 160 del 2019, che imponeva vincoli stringenti alla spesa delle amministrazioni pubbliche.

Non è un passo indietro, ma piuttosto un adattamento. La stessa linea, infatti, era già stata adottata in passato, all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina. Anche allora, l’impennata dei prezzi energetici aveva reso necessario allentare temporaneamente le regole, per evitare che il rispetto formale dei limiti si traducesse in un blocco sostanziale delle attività pubbliche.

Il messaggio della Ragioneria è doppio. Da un lato, richiama le amministrazioni alla responsabilità e al rispetto delle nuove regole sulla spesa. Dall’altro, riconosce che non tutte le voci possono essere trattate allo stesso modo, soprattutto quando sono influenzate da dinamiche globali fuori controllo.

C’è poi un passaggio meno evidente, ma altrettanto importante: garantire “la realizzazione di tutte le iniziative necessarie”. In altre parole, lo Stato non può permettersi che scuole, ospedali, uffici o servizi essenziali rallentino o si fermino perché le bollette sono diventate insostenibili. L’energia, oggi più che mai, non è una spesa come le altre: è una condizione di funzionamento.

Dietro questa scelta si intravede un equilibrio delicato. Da una parte, la disciplina dei conti pubblici; dall’altra, la necessità di restare operativi in un contesto instabile. La deroga non cancella la spending review, ma ne ridefinisce i confini, riconoscendo che l’eccezionalità del momento richiede strumenti altrettanto flessibili.

In fondo, è una presa d’atto: quando la pressione arriva dall’esterno — geopolitica, mercati, crisi energetiche — anche la rigidità delle norme deve lasciare spazio alla realtà.

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