Enti locali, il rinnovo che prova a fermare l’esodo e rilanciare il lavoro pubblico

Enti locali, il rinnovo che prova a fermare l’esodo e rilanciare il lavoro pubblico

Dopo settimane di confronto, è arrivata la #firma sul nuovo #Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Funzioni locali per il triennio 2022-2024. Un accordo che riguarda oltre 400mila d#ipendenti di Comuni, Province e Città metropolitane e che chiude formalmente una stagione negoziale complessa, segnata da #inflazione elevata, carenza di personale e difficoltà crescenti nel trattenere professionalità negli enti territoriali. L’intesa è stata sottoscritta tra i #sindacati e l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran), rendendo pienamente operative le nuove disposizioni sia sul #pianoeconomico sia su quello normativo.

Sul fronte degli stipendi, l’aumento medio in busta paga si attesterà da marzo su 136,76 euro lordi per tredici mensilità, con un incremento complessivo che, includendo lo 0,22% di trattamento accessorio, arriva a circa 140 euro mensili. In termini percentuali si tratta di un +5,78% rispetto al monte salari 2021. A questi importi si aggiungono gli arretrati maturati fino al 28 febbraio 2026, che valgono mediamente 1.728 euro per ciascun dipendente. Numeri che, nelle intenzioni del Governo, rappresentano un primo passo per ridurre il divario storico tra i lavoratori degli enti locali e quelli delle amministrazioni centrali, tradizionalmente meglio retribuiti.

Il tema non è soltanto salariale, ma strategico. Secondo i dati dell’Istituto per la finanza e l'economia locale (Ifel), tra il 2017 e il 2023 le cessazioni negli enti locali si sono attestate tra le 11mila e le 16mila unità l’anno, complice anche l’ondata di pensionamenti ma soprattutto la scarsa competitività delle retribuzioni. Il rischio concreto è quello di una “fuga dai Comuni”, con uffici sotto organico e servizi sempre più sotto pressione. Il rinnovo contrattuale punta dunque anche a invertire questa tendenza centrifuga, rendendo più attrattivo il lavoro nelle autonomie locali.

Non meno rilevanti sono le novità sul piano organizzativo. Il contratto introduce, su base volontaria e in via sperimentale, la possibilità della settimana lavorativa su quattro giorni, purché siano garantite le 36 ore complessive. Viene inoltre riconosciuto il diritto ai buoni pasto anche per chi lavora da remoto, in particolare caregiver o dipendenti con fragilità sanitarie. Attraverso la contrattazione integrativa, gli enti potranno modulare la presenza in ufficio e ampliare le giornate di smart working per chi ne abbia maggiore necessità. Sono segnali che vanno nella direzione di una pubblica amministrazione più attenta alla conciliazione tra vita e lavoro, in un contesto in cui la flessibilità è ormai un fattore decisivo di attrattività.

La firma arriva dopo l’intesa preliminare del 4 novembre e al termine di un confronto che ha visto la partecipazione di Uil, Cisl e Csa, mentre la Cgil ha scelto di non sottoscrivere l’accordo, contestando una perdita di potere d’acquisto rispetto al costo della vita. Una posizione critica che riflette un dibattito più ampio sull’adeguatezza degli aumenti in una fase ancora segnata dall’inflazione. Per il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, il rinnovo rappresenta però un segnale concreto di attenzione verso il personale, sia del comparto sia della dirigenza – anch’essa interessata da un contratto firmato nella stessa giornata, con incrementi medi di circa 444 euro lordi mensili per i circa 13mila dirigenti coinvolti – e un passaggio necessario per proseguire nel percorso di modernizzazione.

Anche il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, ha parlato di un equilibrio tra aspettative dei lavoratori e sostenibilità del sistema, sottolineando l’impegno a ridurre progressivamente il divario con le Funzioni centrali e a valorizzare il ruolo strategico degli enti locali. Il prossimo passaggio sarà l’atto di indirizzo per il triennio 2025-2027, che dovrà dare continuità alla stagione contrattuale e offrire prospettive più stabili.

Il rinnovo non chiude tutte le questioni aperte, ma segna un punto fermo: senza un investimento sulle persone, la macchina dei servizi locali non regge. I Comuni e le Province sono il primo presidio istituzionale per i cittadini, e il loro funzionamento dipende in larga misura da chi, ogni giorno, garantisce servizi sociali, anagrafe, manutenzioni, scuola, sicurezza urbana. Il contratto 2022-2024 prova a rimettere al centro questo lavoro, tra riconoscimento economico e nuove tutele organizzative. Resta ora da vedere se sarà sufficiente a rendere davvero competitivo e sostenibile il lavoro pubblico nei territori.

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