PNRR, gare pubbliche più veloci del 19% ma i cantieri restano il vero ostacolo

PNRR, gare pubbliche più veloci del 19% ma i cantieri restano il vero ostacolo

Per molti anni la realizzazione delle #operepubbliche in Italia è stata rallentata da #procedure complesse, tempi amministrativi lunghi e cantieri che spesso partivano con grande ritardo. Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza l'obiettivo era proprio quello di cambiare questo modello, trasformando i finanziamenti europei in interventi concreti sul territorio, dalle scuole alle infrastrutture, passando per asili, strade e opere di #riqualificazione. I primi risultati mostrano che qualcosa è effettivamente cambiato, soprattutto nella fase delle #gare pubbliche, anche se il percorso verso il completamento delle opere rimane ancora ricco di ostacoli.

L'analisi condotta dalla Banca d'Italia evidenzia come il PNRR abbia inciso in maniera significativa sulla macchina amministrativa, riducendo del 19% i tempi necessari per arrivare all'aggiudicazione degli #appalti. In termini concreti significa che il periodo che intercorre tra la pubblicazione del bando e l'assegnazione dei lavori si è accorciato di circa dieci giorni rispetto agli appalti tradizionali. Un miglioramento che dimostra come regole più chiare, controlli costanti, obiettivi vincolanti e sistemi di monitoraggio abbiano reso più efficiente la gestione delle procedure pubbliche.

Lo studio ha preso in esame oltre 200 mila appalti comunali pubblicati tra il 2016 e il 2023, confrontando quelli finanziati dal PNRR con quelli ordinari e con i progetti inizialmente inseriti nel Piano ma successivamente definanziati. Dai dati emerge che gli appalti rimasti nel #PNRR hanno anche un valore economico medio decisamente superiore rispetto a quelli tradinazionali e riguardano quasi esclusivamente lavori di costruzione, confermando come il Piano sia stato destinato soprattutto alla realizzazione di opere materiali.

Un altro elemento interessante riguarda le modalità di assegnazione degli appalti. I progetti finanziati dal PNRR hanno fatto registrare un ricorso più frequente alle gare competitive e alle procedure negoziate, mentre gli affidamenti diretti risultano molto meno utilizzati rispetto agli appalti ordinari. Questo approccio ha favorito una maggiore trasparenza e ha contribuito ad aumentare le probabilità che le gare arrivassero effettivamente alla firma del contratto.

I numeri confermano infatti un netto miglioramento nella capacità delle amministrazioni di concludere le procedure amministrative. L'88% degli appalti PNRR arriva all'aggiudicazione, contro il 69% degli appalti non finanziati dal Piano. Anche considerando le opere che hanno già avviato il cantiere, il vantaggio rimane evidente, segno che il PNRR ha contribuito a ridurre molti dei blocchi che tradizionalmente rallentavano l'avvio dei lavori.

Tra gli elementi che hanno favorito questi risultati c'è anche la maggiore centralizzazione delle gare nei Comuni più piccoli. L'affidamento delle procedure a centrali di acquisto e soggetti qualificati ha permesso di aumentare ulteriormente le probabilità di aggiudicazione, offrendo un supporto organizzativo soprattutto alle amministrazioni con minori risorse e competenze. Non a caso gli effetti più significativi si registrano proprio nei Comuni che, prima dell'arrivo del PNRR, mostravano maggiori difficoltà nella gestione degli appalti pubblici.

Il Piano ha inoltre favorito un avvio più rapido dei cantieri. Le imprese coinvolte possono beneficiare di anticipi economici più consistenti, passati dal 10% al 30%, una misura che facilita l'organizzazione iniziale dei lavori e consente di reperire con maggiore rapidità personale, materiali e attrezzature. Questo si traduce in una probabilità più elevata di apertura dei cantieri rispetto agli appalti ordinari.

Nonostante questi progressi, però, il vero punto critico resta la fase esecutiva. Una volta aperto il cantiere, infatti, i tempi di avanzamento delle opere risultano molto simili a quelli dei progetti non finanziati dal PNRR. Se nelle prime fasi dei lavori si registra ancora un lieve vantaggio, questo tende progressivamente a ridursi fino quasi a scomparire quando i cantieri si avvicinano alla conclusione. In altre parole, il Piano è riuscito ad accelerare la burocrazia, ma non è ancora riuscito a incidere con la stessa efficacia sulla realizzazione materiale delle opere.

Anche i progetti successivamente usciti dal PNRR mostrano quanto sia importante il sostegno organizzativo garantito dal Piano. Una volta definanziati, infatti, registrano risultati peggiori sia nell'avvio dei cantieri sia nell'avanzamento dei lavori, segnale che la perdita delle regole, del monitoraggio e delle risorse dedicate ha avuto un impatto concreto sull'esecuzione degli interventi.

Un aspetto positivo riguarda infine gli effetti indiretti sulle amministrazioni pubbliche. Contrariamente ai timori iniziali, il forte impegno richiesto dal PNRR non ha rallentato le procedure ordinarie. Al contrario, in molti Comuni le competenze sviluppate nella gestione del Piano hanno migliorato anche l'organizzazione degli appalti non finanziati con fondi europei. È il segnale che il metodo introdotto dal PNRR potrebbe lasciare un'eredità destinata a durare anche oltre la conclusione del Piano: una pubblica amministrazione più orientata ai risultati, capace di gestire con maggiore efficienza le procedure e di ridurre parte dei ritardi che per anni hanno caratterizzato la realizzazione delle opere pubbliche in Italia.

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