Bilanci rinviati al 31 marzo: una pausa necessaria per i territori colpiti dal maltempo
Non è soltanto una questione di date sul calendario. Il #rinvio al 31 marzo del termine per l’#approvazione dei #bilanci di #previsione 2026-2028 degli #entilocali rappresenta una scelta che incrocia emergenza climatica, fragilità amministrative e sostenibilità finanziaria dei territori.
La decisione è maturata in sede di Conferenza Stato-Città ed Autonomie Locali, riunita in sessione straordinaria al #Viminale sotto la presidenza della sottosegretaria con delega agli enti locali #Wanda erro. Dopo il parere favorevole di ANCI e UPI, è arrivato il via libera allo slittamento dei termini, motivato principalmente dalle conseguenze delle recenti ondate di maltempo che hanno colpito con particolare intensità Sicilia, Calabria e Sardegna.
Dietro questa proroga c’è una realtà concreta: comuni e province che, mentre dovrebbero chiudere previsioni contabili e programmare investimenti, sono impegnati a gestire allagamenti, frane, infrastrutture danneggiate e richieste di assistenza alla popolazione. In molti casi, le strutture tecniche e amministrative sono le stesse che devono fronteggiare l’emergenza e, contemporaneamente, garantire la regolarità degli adempimenti contabili. Un equilibrio spesso difficile, soprattutto nei centri più piccoli.
Il bilancio di previsione non è un atto meramente formale. È lo strumento con cui un ente locale decide come allocare risorse, programmare servizi, sostenere investimenti e mantenere l’equilibrio finanziario. Redigerlo richiede analisi, verifiche, coordinamento tra uffici e confronto politico. Quando a tutto questo si somma la gestione di un’emergenza climatica, il rischio è che le scadenze diventino un ulteriore fattore di pressione su amministrazioni già in affanno.
La proroga al 31 marzo offre dunque un margine di respiro. Consente agli enti colpiti dal maltempo di concentrarsi prima sulla messa in sicurezza del territorio e sulla gestione dei danni, rinviando di alcune settimane la definizione dei documenti finanziari. Ma il provvedimento guarda anche oltre l’emergenza: tiene conto delle difficoltà strutturali che molti piccoli comuni vivono quotidianamente, tra carenza di personale qualificato e crescente complessità degli adempimenti.
Negli ultimi anni, le scadenze contabili degli enti locali sono state più volte oggetto di differimento. Ogni proroga ha avuto motivazioni diverse – emergenze sanitarie, riforme normative, adeguamenti tecnici – ma tutte hanno messo in evidenza una questione di fondo: la macchina amministrativa dei territori più fragili necessita di tempi e strumenti coerenti con le sue effettive capacità operative.
Nel corso della seduta straordinaria, è stato sottolineato come la decisione nasca da un lavoro condiviso tra Governo, associazioni degli enti locali e Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un segnale di coordinamento istituzionale che, almeno in questa circostanza, ha prodotto una risposta tempestiva.
Resta però aperta una riflessione più ampia. Le emergenze climatiche non sono più eventi eccezionali, ma fenomeni ricorrenti. Se ogni ondata di maltempo mette in difficoltà la programmazione finanziaria, significa che i modelli organizzativi e le risorse a disposizione degli enti locali devono essere rafforzati in modo strutturale.
La proroga al 31 marzo non risolve i problemi di fondo, ma riconosce che non si può chiedere agli enti di chiudere i conti mentre stanno ancora spalando fango. È un intervento pragmatico, che concede tempo per programmare con maggiore serenità e per evitare che l’urgenza dell’emergenza si trasformi in ulteriore fragilità finanziaria.



